NEVE DI PRIMAVERA – Yukio Mishima

“Neve di primavera” di Yukio Mishima (Feltrinelli)

“Sono rimasto solo. La sete della passione. La maledizione del destino. L’infinito vagabondare del cuore. Desideri senza prospettive…

Piccoli inebriamenti dei sensi. Piccole menzogne dette a me stesso…Il rimpianto per il tempo e per le cose perdute che brucia come il fuoco. L’inutile scorrere degli anni. I lunghi e vergognosi ozi della giovinezza. L’indignazione per non aver prodotto nulla nella vita. Una stanza solo per me. Le notti da solo. La disperata lontananza del mondo e degli uomini…Le urla. Le grida che nessuno ode…Lo splendore delle apparenze. Il vuoto della nobiltà. Questo sono io!”

Quando devo recensire un libro che mi è piaciuto tantissimo sento muoversi qualcosa di anomalo dentro di me tanto da sentirmi inquieta, pensierosa, assente dalla quotidiana realtà che, nel suo tran tran, mi appare scadente.

Percepisco indirettamente che trattasi di una sensazione non del tutto negativa poiché mi rende consapevole, ed essere consapevole di qualcosa è di per sé una situazione che mi pone in una posizione di positività, delle mie limitazioni, della mia impotenza nell’accorgermi di non possedere quella padronanza di linguaggio, che va fuori i schemi elementari, necessaria per esprimere la forte emozione che la lettura di un libro eccezionale mi ha procurato e che non riesco a concretizzare in alcuna maniera

Mi sento misera, povera, svuotata.

Eppure non posso fare a meno di scriverla, la recensione, perché così, con la mia tanto modesta quanto umile presentazione, mi sembra di avere dato un microscopico contributo personale alla grandezza del romanzo e di conseguenza all’autore.

È il caso di “Neve di primavera” di Yukio Mishima, il primo romanzo della tetralogia il mare della fertilità.

Yukio Mishima un autore che ho amato leggendo “Confessioni di una maschera” e da allora non mi ha mai delusa.

Maestro indiscusso della letteratura giapponese, Yukio Mishima è stato un letterato che è riuscito con il suo personalissimo stile a evocare immagini fortissime a livello poetico e a trascinare i lettori in un mondo impossibile da decifrare con le sole parole. Sebbene lui ci sia perfettamente riuscito.

Quanta profonda può esserci in un’amicizia tra due persone diametralmente opposte?

Quanto profondo può essere un amore giovanile senza speranza?

Come si può descrivere la tensione che nasce dal mutamento rapido di una realtà sino allora strettamente convenzionale e tradizionista proiettata senza difese verso un mondo completamente diverso (oriente –occidente)?

Ecco i temi dominanti di “Neve di Primavera”, temi che si intrecciano in un gioco di luci e ombre, in continuo alternarsi di atmosfere estreme che oscillano tra il gelo dell’indifferenza e il bruciante entusiasmo della passione.

Prosatore classico, arcaico, perfezionista, attento fino agli estremi Mishima è riuscito a quantificare gli estremi con sublimi paragoni e con similitudini pungenti ai limiti dell’irritante.

Kiyoaki, Honda, Sotoko, le tre personalità del romanzo, ognuno rispecchiante i tormenti dell’autore, affronteranno la loro esistenza tra l’apparente leggerezza di un petalo di ciliegio scosso dal vento, tra le inquietanti ombre proiettate dagli aceri collinari, tra l’aria frizzante della marea e il profumo delle alghe trascinate a riva dai flutti, esistenze in un continuo vortice di elevazione, culmine, disgregazione, pacificazione e arretramento.

Ma sarà la neve con i suoi cristalli di ghiaccio allineati in una precisa matrice esagonale la vera protagonista dei momenti cruciali dell’esistenza dei tre giovani nipponici.

Un consiglio: bisogna avere la forza psicologica di superare le prime 100 pagine per entrare nel mood della bellezza descrittiva e evocativa dell’ecclettico scrittore giapponese. E il tutto, poi, filerà fluido e sembrerà riassumersi in una intensa fiaba onirica di una bellezza così travolgente tanto da rasentare i limiti di uno sfacciato estetismo il quale, in verità, racchiude in sé, in una

delicata bolla di luminosi e sfaccettati cristalli, la decadenza di un’epoca e la sofferenza ancestrale dell’essere umano……

Recensione di Patrizia Zara

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